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McDonald’s Mesoamérica – Gestire la supply chain in risposta a COVID-19

Le aziende stanno cercando di reagire al meglio all’impatto sulla supply chain dovuto a COVID-19. Il comportamento imprevedibile dei consumatori in risposta a eventi macroscopici di questo tipo crea volatilità della domanda in ogni anello della supply chain globale. La principale forma di difesa contro questa radicale incertezza è una supply chain resiliente e pronta a tutto.

McDonald’s Mesoamérica, come altre attività di ristorazione in tutto il mondo, ha rilevato un cambiamento significativo nella domanda dal momento in cui il Coronavirus ha cominciato a diffondersi in tutta l’America Latina. Rafael Labbé, Supply Chain Director di Suministros y Alimentos, distributore di McDonald’s Mesoamérica, ha raccontato a Kathleen Geraghty come la sua azienda risponde a COVID-19 in occasione del recente evento virtuale ToolsGroup.

[Questa conversazione è stata trascritta e riassunta per maggiore chiarezza.]

 

Kathleen: Quale sfida di business avete affrontato con la soluzione ToolsGroup?

 

Rafael: Si è rivelato uno strumento davvero utile per far fronte a questa crisi. Abbiamo 135 ristoranti, 4 centri di distribuzione e gestiamo anche tre impianti di produzione, con oltre 5.000 SKU, e consegniamo a ciascun ristorante fino a tre volte a settimana.

Facendo i conti, ogni mese dobbiamo prendere 748.000 decisioni relative alle scorte. Abbiamo scelto questa soluzione perché erano così tante le decisioni e così tante le persone coinvolte, allo stesso tempo, e volevamo ridurre al minimo le scorte e gli sprechi, minimizzare le rotture di stock, aumentare il capitale circolante e il livello di servizio, oltre che ottimizzare i risultati e le vendite.

Ora abbiamo centralizzato tutte le decisioni relative agli acquisti e alle scorte in un unico team. Stiamo utilizzando SO99+ (ToolsGroup Service Optimizer 99+) e ci ha dato risultati sorprendenti.

 

Kathleen: In che modo COVID-19 sta influenzando McDonald’s Mesoamérica?

 

Rafael: Le due sfide principali che abbiamo dovuto affrontare sono il volume, nel nostro caso la riduzione, e l’incertezza delle previsioni. Non sappiamo che cosa succederà. Devi considerare un’altra cosa: lavoriamo in quattro paesi diversi, con governi diversi che prendono decisioni diverse. Ad esempio, Guatemala ed El Salvador hanno imposto un coprifuoco parziale e alcune restrizioni commerciali abbastanza vincolanti. In Honduras c’è stato un coprifuoco totale per 15 giorni, con una chiusura totale e vendite nulle. Il Nicaragua ha applicato restrizioni minori. Di conseguenza le attività in Honduras si sono fermate all’improvviso mentre avevamo tantissimi articoli in transito, tanto che ora abbiamo un overstock del 140%, e stiamo provando a gestirlo usando risorse esterne.

Di fatto ogni prodotto è deperibile, e questo è stato il primo problema da affrontare. Abbiamo dovuto prendere una decisione nell’arco di 24 ore. In un giorno abbiamo chiuso, e trasferito le scorte da un luogo a un altro, cercando di preservarne la maggiore quantità. Alcuni prodotti sono stati donati, soprattutto quelli con shelf-life ridotta.

Abbiamo anche prodotti con shelf-life più lunga che possono essere gestiti facilmente, e stiamo lavorando a stretto contatto con i team marketing e vendite per concordare una decisione in merito. Alcuni sono effettivamente a rischio scadenza, ma stiamo cercando di prevedere cosa accadrà nella nostra regione nelle prossime due settimane.

Anche i tempi di consegna sono a rischio, i ritardi medi sono aumentati. Non sappiamo neppure che cosa accadrà a livello globale. Ad esempio, in America Latina la crisi COVID-19 si è presentata all’incirca nello stesso periodo degli Stati Uniti, ma avendo una popolazione minore, potrebbe essere più breve per noi. In ogni caso, anche se i nostri mercati reagiscono in modo che possiamo riaprire, non sappiamo quale sarà la risposta degli Stati Uniti. Vi è pure l’incertezza di come riprenderemo e quando i produttori saranno in grado di fornirci i prodotti.

 

Kathleen: Come state sfruttando la tecnologia con le nuove variabili? In che modo tutto questo influisce sulle prestazioni del team?

Rafael: Sono davvero contento di aver iniziato il progetto tempo fa. Date le circostanze, direi che le prestazioni sono estremamente efficienti.

Prima di tutto, abbiamo una ottima visibilità sulle scorte: gli SKU sono così tanti che umanamente sarebbe molto difficile gestirli senza tecnologia. La visibilità è ottima considerando l’intero sistema di 135 ristoranti, centri di distribuzione e strutture. Devo dire che la nostra catena è molto complessa perché molto lunga. Riceviamo informazioni dalla vendita nei ristoranti e controlliamo i loro magazzini fino ai centri di distribuzione, il prodotto finale e le materie prime.

Prima di SO99+, avremmo dovuto aggregare le informazioni provenienti da diverse fonti, e ci sarebbe volute molto tempo, con un elevato rischio di errore. Con SO99+, possiamo vedere l’intero stock per magazzino, posizione, item, quasi in tempo reale. E possiamo anche aggregare le regioni per categorie, possiamo considerare i prodotti a base di carne bovina o latticini o prodotti da forno nel sud, nel nord, in un paese, in un magazzino.

Mentre parliamo, il nostro team sta lavorando per generare le previsioni di base giornaliere e a breve termine. Ma invece di fare affidamento su quattro anni di informazioni, dobbiamo usare i dati di solo due giorni per modellare la realtà di COVID-19. Ma questi strumenti e questo sistema ci hanno reso veramente efficienti nel prendere decisioni di questo tipo.

 

Kathleen: Che cosa sta facendo McDonald’s Mesoamérica per prepararsi alla prossima interruzione?

Rafael: Come molte altre aziende, nelle ultime settimane ci siamo reinventati più volte di quanto abbiamo fatto negli ultimi dieci anni, quindi è stato abbastanza difficile. Ci stiamo concentrando proprio ora sui prodotti principali. Dobbiamo focalizzare la supply chain sui prodotti chiave che garantiscono risultati.

E, ultima cosa ma non meno importante, il software SO99+ è uno strumento potente che permette visibilità sull’intero stock. Genera previsioni di domanda come non abbiamo mai potuto fare prima e offre la possibilità di prendere decisioni informate. Come ho già detto, stiamo lavorando ora al modello a breve termine e ci aspettiamo di avere risultati utili per prevedere come agire in futuro.

Quando si pensa di implementare una soluzione di pianificazione, bisogna prima avere una struttura e al tempo stesso i processi. Bisogna chiedersi come si fanno le cose, e perché. Bisogna coinvolgere il consiglio di amministrazione e il CEO. Alla fine, si può scegliere lo strumento. Consiglio vivamente SO99+, che offre tutti i vantaggi che ho detto, ma prima bisogna fare tutti questi passaggi. Creare la struttura, creare i processi. Questo garantirà l’accuratezza delle previsioni, perché anche se abbiamo questi problemi, comunque possiamo contare su una buona visibilità. Per poter reagire in queste circostanze, servono la struttura, i processi, le persone e gli strumenti.

Leggi il case study McDonald’s Mesoamérica

 

Il mondo reale non segue sempre le regole

Secondo Joseph Shamir, CEO di ToolsGroup, COVID-19 influisce sulla supply chain con enormi incertezze e il massimo delle incognite. Non esistono riferimenti passati da tenere in considerazione oltre a: “Garantisci il livello di servizio pianificato e gli obiettivi aziendali, qualunque cosa accada”. La pandemia di Coronavirus è la dimostrazione definitiva dell’incertezza del mondo reale. C’è però una speranza: le supply chain che sfruttano strumenti digitali tra cui automazione, algoritmi avanzati e machine learning sono quelle meglio preparate per gestire l’attuale crisi e le incognite di domani. Scopri come altri clienti ToolsGroup stanno rispondendo a COVID-19 nel nostro articolo: I clienti ToolsGroup modificano la pianificazione della supply chain in conseguenza di COVID-19.

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